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Auguri (mestruazioni!) e figli maschi.

14 apr
Tempo di lettura: 5 min

Quando ho saputo di aspettare un figlio maschio mi è preso un colpo. Il percorso che mi aveva portato alla gravidanza era così densamente intriso di femminilità e di lavoro sul mio corpo di donna che, ne ero certa, sarebbe stato il patrimonio perfetto da condividere con una figlia femmina.


E invece, maschio. Ho fatto fatica, non lo nascondo. Ma sarebbe stata solo la prima di altre mille fatiche necessarie a scoprire cosa si nasconde dietro il muro delle aspettative che costruiamo nei confronti della vita e, molto spesso, nei confronti dei nostri figli.


Io al di là del muro ho scoperto un bimbo intelligente e molto curioso, che ha sempre osservato ed ha sempre fatto molte domande. Su tutto, mie mestruazioni comprese. Ma  è stato reso partecipe del ciclo nella sua interezza fin dalla sua (breve) fase non verbale, non come qualcosa che mi riguardava, ma come qualcosa che mi apparteneva e che, insieme ad altri aspetti faceva di me la sua mamma.

Per il mio capoparto, 15 mesi dopo la sua nascita, abbiamo fatto una grande festa: il sangue era tornato e mi sembrava di rientrare in me stessa dopo un lungo e incredibile viaggio! Amiche e amici mi hanno portato fiori e regali e delle mestruazioni si è parlato per gran parte della serata, direi un riscatto dovuto ad un menarca che per me, come per molte altre donne, non è una tappa tra le più serene e felici.


Anche della sua nascita abbiamo spesso discusso, del concepimento, della gravidanza e del parto: Così ha imparato cosa sono i trimestri, cosa è la dilatazione, cosa vuol dire perdere il 'tappo di muco', rompere le acque, sa quando è opportuno tagliare il cordone. Ha visto la sua placenta diventare terra accogliente di un albero piantato in giardino, che porta il suo nome e che oggi ci regala molti buoni frutti.


Sento di poter affermare, dunque, che una condivisione tra madre e figlio maschio del ciclo mestruale, è possibile. Ma quali caratteristiche deve avere questa condivisione perché si trasformi effettivamente in formazione?


Deve essere inserita in un rinnovamento culturale che parta dal personale e che includa anche il modo di concepire la maternità.

Non partecipare alla famiglia la propria ciclicità, le trasformazioni, le esigenze, che essa chiede, offre e comporta, non è soltanto un problema di tabù e stigmatizzazione del sangue femminile. A mio avviso è una gap profondamente legato alle aspettative sociali, molto ben interiorizzate da tutti, che affidano alla madre il compito di essere immutabile e stabile. Mentre in famiglia le persone cambiano, le vicende si susseguono, tutti attraversano crisi e fasi, la madre è lì, al suo posto, regge tutto, tutto sopporta, tutto (o quasi) risolve. E' uno dei più grandi corto circuiti tra maternità e corpo femminile. Basti pensare al primo periodo dopo il parto. Ci si aspetta che la donna sia subito efficiente, presente, in grado di riprendere le fila di quanto lasciato prima, che rientri nel suo peso forma, che sia entusiasta della sua creatura e che coniughi l'accudimento con il resto del carico di lavoro che le viene riconosciuto come proprio.


Quante donne sanno nominare e conoscono le fasi di ripresa necessarie al corpo per rientrare in uno stato di salute psicofisico dopo la nascita di un figlio? Quante donne conoscono ed esplicitano, condividendole con gli altri componenti del nucleo familiare, le necessità delle diverse fasi e le caratteristiche peculiari del mese? Quando riusciamo ad accogliere i bisogni del ciclo o quando verbalizziamo, comunque, questi bisogni nonostante non sia possibile soddisfarli del tutto?


Ovviamente provo a raccontare una condizione sociale che può avere mille eccezioni e infinite declinazioni e, ovviamente, ponendo queste domande non ho alcuna intenzione di caricare sulle spalle delle donne ulteriori sensi di colpa o responsabilità.


Ma i tempi cominciano ad essere maturi per una presa di consapevolezza e per un cambio di passo in grado di trasformare le relazioni, le famiglie e le comunità.


Il Period Literacy non esprime solo la necessità di una alfabetizzazione mestruale che coinvolga vocabolario, conoscenza biologica, strumenti di gestione del ciclo, riguarda soprattutto la capacità di comunicare e di essere comprese rispetto al proprio vissuto mestruale ed è questa comunicazione ad essere sovversiva del presente e del futuro rispetto all'educazione dei figli maschi.


I piani di azione s'intrecciano. Le pratiche attraverso le quali possiamo rompere il silenzio sulle mestruazioni sono molte, sono pratiche che passano dalla cura di sé, dal creare e trovare spazi di condivisione tra donne per far emergere e riemergere tutte le parole che non abbiamo detto e per esprimere quel che in molti casi non ci siamo neppure permesse di sentire e nominare.


Insegnare ai nostri figli maschi a chiudere la porta della nostra camera per lasciarci riposare nei giorni delle mestruazioni, cucinare e condividere con loro cibi che supportano la fase ovulatoria o luteale trasmettendo saperi, mostrare di avere confidenza con il proprio corpo e di volerne avere cura e rispetto in ogni fase, condividere con la famiglia le tappe del lungo percorso che porta alla menopausa, piangere quando gli ormoni ce lo chiedono e spiegare perché ci sentiamo così, raccontare che non è solo irascibilità, ma sensibilità maggiore e forse chiarezza più grande che ci fa cambiare e parlare diversamente, infine assecondare con sapienza l'alternanza mensile di vita e di morte...


Ecco, far entrare nella scansione del tempo familiare il ciclo mestruale non come elemento d'intralcio, non solo come gestione di un disagio, ma come una potenzialità creatrice che coinvolge tutti e come conoscenza della fisiologia che è cura della salute... I bambini sono in grado di assimilare tutto questo, così come assimilano le abitudini familiari, le modalità di dialogo, le dinamiche relazionali, integrando ogni cosa nel proprio bagaglio personale di conoscenza e nella loro identità.


Così facendo quali possibilità offriamo ai nostri figli? Prima di tutto la ricchezza di una conoscenza legata alla natura e alla realtà di cui la maggior parte degli uomini oggi è privo (e spesso anche molte donne), in secondo luogo una capacità relazionale di gran lunga più empatica e meno nervosa e smarrita nei confronti dell'altro sesso e, infine, la possibilità di partecipare in modo consapevole e inclusivo alla costruzione e alla crescita delle comunità.


Sì, lo so: è un programma ambizioso. Non abbiamo al momento alcuna certezza che integrando il ciclo mestruale nell'educazione dei nostri figli maschi le cose vadano così. In questo momento l'ignoranza del ciclo anche da parte di donne e ragazze è un dato preoccupante. Secondo il report 2025 di WeWorld index, circa il 28,5% delle persone prova ancora vergogna nell'acquistare assorbenti.


L'autodeterminazione delle donne e delle madri a partire dalla consapevolezza del proprio vissuto mestruale è una pagina della storia del mondo ancora da scrivere. Pensare di farlo insieme ai bambini fa immaginare un potere trasformativo talmente grande e bello che non si può non perseguire come visione per il futuro.


Bibliografia

Di Blasi E., Mia mamma si colora di Rosso, Youcanprint 2024

Quint C. - Medeiros G., Own Your Period: A fact-Filled Guide to Period Positivity, 2021.

Thiébaut E., Questo è il mio sangue, Einaudi 2018

Vostral S.L.; Under Wraps: A History of Menstrual Hygiene Technology, Lexington Books, Gennaio 2008;

















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